IL FUTURO DEI BAMBINI: UN APPELLO AI NONNI…

by bassafinanza.com

Color che non sono troppo rinc distratti dalla dieta costume e tutte le importanti vicende di stagione hanno forse notato che negli ultimi tempi si evidenzia una certa distanza fra l’economia reale e quella finanziaria.  Beh, chissenefrega, potrebbe dire qualcuno. Il problema è che ormai sembra che tutto si basi sulla finanza di carta. Se sale lo spread sul debito pubblico si alzano le tasse per compensare le maggiori spese per interessi. Se le banche vanno in crisi per le loro speculazioni sui derivati il risultato è che le aziende chiudono (perché le banche non prestano più). Se con le manovre monetarie degli alchimisti centrali si tengono i tassi a zero per fomentare i rialzi speculativi delle Borse, vengono scuoiati i pensionati privandoli delle cedole… E così via.

Che a uno gli verrebbe da pensare: ma se lo stato ha bisogno di soldi per sostenere l’economia, l’occupazione, le scuole… non li potrebbe stampare direttamente? Senza tutta questa manfrina di emettere debito e poi pagarci gli interessi…

Già, ma se leviamo i debiti, con gli interessi da pagare, le speculazioni con il leverage, i fondi offshore fuori bilancio, i derivati esotici e tutta la bella finanza creativa dell’ultimo ventitrentennio… Come la mettiamo con i profitti? Eh già: niente finanza creativa di carta con megadebito, niente megaprofitti. Mi sembra un concetto talmente semplice che anche un economista potrebbe arrivare a capirlo. Sarà forse per questo che negli ultimi 30 anni il debito totale (pubblico e privato) negli Usa – tanto per fare un esempio -è praticamente triplicato. Senza che, in termini reali, la ricchezza media della gente sia cresciuta.

Così, a proposito di carta e giochi di alta finanza, mi sono imbattuto in un’intervista a Jeremy Grantham[1], un anziano gestore dotato di marones (gestisce quasi 100 miliardi di dollari):

“Mantenere bassi i tassi di interesse significa di fatto prelevare soldi ai pensionati, devastati perché devono spendere fino all’ultimo centesimo.

Prendi soldi a loro, e chi sono i beneficiari? La gente che gestisce il sistema bancario, gli hedge fund e gli speculatori e le big corporations. Queste ultime in teoria potrebbero usare i soldi per investire in attività produttive, ma lo stanno facendo molto meno di prima: oggi non c’è nessun boom negli investimenti produttivi delle aziende.

 

Ciò che sta succedendo è che ci siamo distratti dalle faccende del mondo reale.

Il debito sta nel mondo della contabilità. E’ carta. Il mondo reale è invece dato dalla quantità e qualità della gente, e dalla quantità e qualità dei tuoi investimenti di capitale. Stai costruendo nuovi macchinari? Stai finanziando l’inventiva? Stai investendo nella formazione delle persone?

Il nostro sistema scolastico sta fornendo la stessa istruzione come in passato, rispetto poi ai sud coreani o ai norvegesi di oggi? No, non lo sta facendo. Dovremmo preoccuparci di più del mondo reale piuttosto che di quello di carta…

 

E però in qualche modo abbiamo questa convinzione diffusa che contino solo le cose di carta. Così c’è sempre troppa poca attenzione verso l’educazione, la formazione, gli investimenti produttivi di capitale. Fosse per me stimolerei l’economia direttamente attraverso le spese del governo, piuttosto che attraverso questi giochini del sistema monetario e dei tassi di interesse che stanno infliggendo grandi ferite ai pensionati…

 

Tenendo bassi i tassi di interesse stiamo trasferendo la ricchezza dai poveri verso i già ricchi…”

 

Questo signore ha più di 70 anni, ed è anche un nonno… e dice cose noiosissime rispetto alle figate dei guru-strategist; ma sono cose che una qualunque nonna Azzurrina coglierebbe al volo. Talmente semplici che anche un bambino le capirebbe. Gli unici che avrebbe problemi ad afferrarle sono forse gli economisti e i governanti del pianeta. Forse perché sono cose di buon senso.

Qual è ad esempio uno degli effetti del mondo di carta dove ci siamo cacciati? Beh, dato che ormai la competitività economica la si trova nello svalutare la moneta (di carta) stampando il più possibile e non invece investendo noiosamente in ingegno, risorse e formazione, ecco che gli alchimisti delle banche centrali pare sappiano solo abbassare i tassi di interesse (se una moneta rende poco si suppone  che gli investitori non la vogliano e quindi il suo valore rispetto alle altre cali).  Il che porta alcuni problemini collaterali. Non ultimo il fatto che in un posto chiamato Ue, avendo la stessa moneta dei tedeschi, i greci ad esempio possono tornare competitivi solo strizzando i marones al mondo del lavoro: tagliare costi, salari, teste, etc… e quindi i prezzi dei prodotti.

Sarà un caso che la disoccupazione giovanile abbia raggiunto in Grecia il… 64%. E un terzo di quelli occupati ha, ovviamente, impieghi instabili e temporanei. Come dappertutto, of course.

E non dimentichiamo che nell’economia di carta dell’alta finanza non si spende più in formazione perché i profitti si fanno più velocemente tagliando qua e là o, semplicemente speculando in borsa con i soldi regalati dalle banche centrali. Così, in Europa la percentuale dei giovani “inattivi” (cioè, né occupati, né a scuola o in corsi di formazione) raggiunge il 25%. Più o meno come nel resto del mondo: il 25% dei ventenni non sta letteralmente facendo una mazza. Ripetete con me: il 25% dei giovai non sta facendo niente. Dovrebbe essere il progresso, immagino. Siamo fritti.

Così, abbiamo oggi quella che l’Economist definisce la Generation Jobless (la generazione dei disoccupati), o peggio la blighted generation: la generazione in rovina.[2]

Non ci sono investimenti nell’educazione o formazione, come abbiamo visto. E naturalmente non ci sono posti di lavoro. Non c’è posto per i giovani. E lo sapete perché? Perché grazie ai tassi di interesse a zero (e l’inflazione che come tutti sappiamo è sotto controllo), i pensionati, i nonni devono continuare a lavorare.

Ecco a voi i risultati dell’economia di carta: il 71% dei pensionati dichiara che continuerà in qualche modo a lavorare:

Così, mentre sarebbe forse opportuno preoccuparci dei ventenni, che chissà magari prima o poi si incavolano, io francamente mi preoccupo assai anche per quelli bassini, tipo 90 centimetri d’altezza. Quelli che ora fanno il dettato a scuola, ma che grazie all’alta finanza di carta avranno un gran futuro.

Grazie Ben, grazie Mariuccio. Grazie di cuore ai Van Qualcosa e ai Grand Azionist Suprem Mannar.

Ora possiamo ricalarci nell’iPnosi della dieta costume, che quando loro, i bassini, saranno grandi e disoccupati e ci guarderanno col punto interrogativo in testa gli risponderemo che non ce n’eravamo accorti. Che eravamo troppo impegnati a scaricare l’App per postare il video del tatoo etnico in vacanza. Gli risponderemo che al tiggì ci dicevano che l’inflazione scende. Gli risponderemo che ci avevano detto che le banche centrali sono al nostro servizio per il bene del pianeta. Che i governi servono per risolvere le situazioni e quindi noi aspettiamo i governi. Gli risponderemo che eravamo troppo rinc distratti.

Ecco perché rivolgo qui un appello ai nonni.

Nonni, per favore pensateci voi, che siete i meno rinc distratti. Voi che non avevate Google,  voi che forse non avete ancora i neuroni irrimediabilmente compromessi dalla melassa mediatica del cazzeggio soporifero real time. Voi che probabilmente riuscite ancora a rimanere concentrati per più di 15 minuti senza avere le vertigini. Voi che siete in grado naturalmente di capire che l’economia di carta è una boiata pazzesca, pensateci voi. Pensateci voi a educare i nanerottoli, che vengano su con una testa giusta per un mondo migliore. I 30-40-50enni sono troppo impegnati a correre per sopravvivere (un grande obiettivo del sistema attuale: falli correre, che così non rompono). Allora pensateci voi a creare la generazione del buonsenso. Forza nonni: la rivoluzione del buonsenso è vostra. Altro che terza età: one step beyond.

Un abbraccio.

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