Massoneria, Chiesa Cattolica, New Age, NWO, e il vero messaggio cristiano.

di Paolo Franceschetti

INDICE

1. Premessa.
2. Il messaggio cristiano, induista, buddhista e musulmano. 
2.1. Il vero messaggio di Cristo. 
2.2. La meta finale, per il cristiano, per il buddhista, per linduista e per lislamico. 
2.3. Gli strumenti per l’unione con Dio nelle varie religioni: preghiera, meditazione, mantra.
3. NWO, New Age e religione unica mondiale.
4. Gli studi sulla figura di Gesù.
5. Politica e spiritualità. Potere temporale e potere spirituale. 
5.1. Prima tappa. L’introduzione dell’elemento spirituale in politica. Il periodo dellegemonia della Chiesa cattolica romana.
5.2. Seconda tappa. La separazione del potere temporale da quello spirituale. Il periodo dellegemonia della Massoneria.
5.3. Terza tappa. La reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e nella società. Il futuro (?)
6. Alcuni esempi.
7. Lettera da un massone di 19 anni.
8. Poscritto finale. Un articolo di Piero Cammerinesi

 

1. Premessa.

Allora facciamo un po’ di chiarezza non solo sul “reale messaggio di Cristo” ma anche sui rapporti tra NWO e massoneria, tra New Age, NWO, massoneria e cristianesimo, premettendo fin da subito i risultati cui perverremo in questo articolo:
– Il vero messaggio di Cristo è stato già divulgato da secoli, ed esso è ben presente non solo a molti cristiani o cattolici (non alla maggioranza purtroppo) ma anche alla massoneria; ma è un messaggio che è ben conosciuto da sempre e che anche oggi è sotto gli occhi di tutti.
– Il NWO non è perseguito solo dalla massoneria, ma anche dalla Chiesa cattolica e dalle principali confessioni cristiane; in questo quindi l’organizzazione cui aderisco non differisce in nulla dalla Chiesa cattolica, dalla massoneria, o anche solo da tutti quegli atei che appoggiano partiti che poi, in ultima analisi, vogliono lo sfascio dell’Italia e dell’Europa.
– Per religione unica universale non deve necessariamente intendersi una religione “satanica” ma anche cristiana, nel senso che andrò a spiegare.

2. Il messaggio cristiano, induista, buddhista e musulmano.

2.1. Il vero messaggio di Cristo.

Chiariamo subito due punti.
Non ho mai detto che il vero messaggio di Cristo verrà rivelato dalla massoneria, ma casomai che la massoneria ne detiene il segreto; il punto però è che questo segreto è detenuto anche dalla Chiesa cattolica e dalle altre confessioni cristiane.
L’altro punto è che tale messaggio non ha bisogno di essere rivelato, perché è già sotto gli occhi di tutti da secoli, lo è da quando Cristo in Palestina ha diffuso il suo messaggio, ed è un messaggio che è sempre stato chiaro e sotto gli occhi di tutti.
Per comprenderlo non c’è bisogno di complicate esegesi bibliche, di ascoltare interminabili discorsi o leggere lunghe encicliche, ma è sufficiente prendere uno qualsiasi dei Vangeli, anche apocrifi o gnostici, per leggere quello che, come disse espressamente Cristo, era un “comandamento nuovo”: “amatevi gli uni gli altri, come io ho amato voi” e “ama il prossimo tuo come te stesso”.
Il suo messaggio è l’amore quindi. Un amore che sarà tanto new age, come dicono alcuni miei contatti facebook o i detrattori di tutto ciò che non è etichettabile entro una religione organizzata, ma che, come contenuto, è un messaggio molto chiaro: amore per se stessi, prima di tutto; e poi amore per gli altri, per il diverso, anche, paradossalmente, per il delinquente o per il proprio nemico (ama il tuo nemico, benedite coloro che vi maledicono; Mt, 44).
Che l’amore non sia un concetto new age, lo dimostra a tacer d’altro il fatto che la prima enciclica di Benedetto XVI si intitolasse proprio “Dio è amore”; l’enciclica comincia con “Dio è amore, chi sta nell’amore dimora in Dio e Dio dimora in lui” (1 Gv 4,16)
Tale messaggio è identico al messaggio di fondo e agli insegnamenti dell’induismo e del buddhismo.
Il messaggio centrale del buddhismo è la pace e la compassione per tutti gli esseri viventi, animali e piante comprese.
Ma anche il messaggio centrale dell’induismo è identico. La Bhagavad Gita dice che l’uomo deve ispirarsi a saggezza, amore, comprensione, gentilezza, tolleranza. Tra l’altro un parallelo tra la religione cristiana e quella induista porterebbe facilmente a concludere per la quasi uguaglianza delle due religioni; anche l’induismo infatti contempla un Dio che fa scendere sulla terra i suoi figli (BG, 4, 7-8) e Krishna (il cui nome ha una curiosa assonanza con Cristo) è il figlio di Dio, con la differenza che qui è chiamato Visnu.
Il discorso si complica un po’ per la religione ebraica e musulmana, perché i principali testi di riferimento di questa religione si prestano ad interpretazioni contraddittorie; il Corano unisce sure in cui si parla dell’amore di Allah per tutti e della compassione per tutti gli esseri, a sure in cui sembra incitare alla violenza, inesistenti in testi induisti e buddhisti, o nel Vangelo; a ben guardare, però, incita sempre alla lotta come “difesa” e non come “offesa” (lo stesso concetto di “guerra santa” è identico a quello della “guerra giusta” di matrice cristiana occidentale).
In realtà l’Islam ha una tradizione di tolleranza e di pace superiore a quella di altre religioni (i regni arabi dell’Europa erano tra i più tolleranti in assoluto con le altre confessioni), ben riassunta nella sura 5,48: “A ognuno di voi abbiamo assegnato un rito e una via, ma se Dio avesse voluto avrebbe fatto di noi un’unica comunità e se non l’ha fatto è per mettervi alla prova in quel che vi ha donato. Fate a casa nelle cose buone, tutti ritornerete a Dio ed egli vi informerà su ciò di cui discordate”.
Se poi ogni tanto qualche arabo in nome di Allah uccide un occidentale (come nel recente fatto di Londra), ammesso e non concesso che non si tratti di un false flag, questo non è diverso dal serial killer che in nome di Cristo sgozza le prostitute, o dall’occidentale che va a portare la democrazia altrove a suon di cannoni.
Anche l’Antico Testamento si presta a interpretazioni contrastanti mischiando espressioni di amore (“la tua bontà è grande fino ai cieli”, Sal. 57,11) ad espressioni di odio (“un Dio geloso e vendicatore è il Signore, pieno di sdegno; il signore si vendica degli avversari…”, Naum, 1, 2).
Tralasciamo quindi il discorso dell’ebraismo per concentrarci sulle altre religioni, anche se, per capire come tutto sia relativo, sarebbe sufficiente leggere i libri sulla Cabala di Yehuda Berg, per capire come tutto dipenda, in ultima analisi, dell’interpretazione dell’uomo e non ci vuole molto a capire che larghi settori dell’ebraismo praticano una religione di amore con concetti identici.
2.2. La meta finale, per il cristiano, per il buddhista, per l’induista e per l’islamico.
Le varie religioni non sono altro che strade diverse per raggiungere un’unica vetta: il ricongiungimento con Dio.
Per i cristiani, e secondo quello che è il messaggio di Cristo (anche questo non equivocabile, essendo presente nel Vangelo), per unirsi a Dio occorre imitare Cristo, in tal modo ricongiungendosi al Padre. Trovare Dio è fare la volontà di Dio ed essere in unione con Dio.
Lo stesso discorso vale per l’induismo ove, nella Bhagavad Gita, Brahma dice: “Colui che, colmo di fede e amore, diviene completamente assorto in me, io lo considero più di ogni altri in sintonia con il mio pensiero che conduce alla perfezione” (6,47).
Per il buddhismo il discorso è un po’ più complicato perché nel buddhismo tradizionale, hinayana e theravada, non si parla mai di Dio. A tal proposito però credo che il concetto di Dio del buddhista possa essere ben riassunto nella parabola ove un monaco chiede a Buddha “perché non parli mai di Dio?”; e lui rispose “sono troppo impegnato a viverlo”.
In un altro racconto sulla vita di Buddha, tre uomini andarono da Buddha chiedendogli se esisteva Dio. Certo che esiste, rispose Buddha al primo, che se ne andò contento. No, non esiste, rispose al secondo. Al terzo non rispose nulla, al ché l’uomo si sedette accanto a lui e rimase in silenzio con lui per ore; a un certo punto si alzò e disse “grazie”. Un monaco chiese allora “ma perché hai dato tre risposte diverse?”; e Buddha rispose “perché i primi due volevano sentirsi dire quello che ho detto, non avrebbero percepito una risposta diversa, e la loro comprensione del problema di Dio sarebbe stata solo intellettuale; il terzo invece voleva percepire Dio, e io gliel’ho fatto sentire”.
In altre tradizioni buddhiste ci si avvicina leggermente di più a quello che è il concetto di Dio occidentale; in particolare nel Sutra del Loto che al capitolo 16 dice: “Io sono il padre di questo mondo. Io non mi estinguo. La lunghezza della vita è senza misura ed esisto da sempre”, affermando il concetto che il Buddha compare in epoche diverse, e presso popoli diversi, sempre adeguando i suoi costumi e il suo insegnamento al tempo e al luogo in cui compare.
Nell’Islam il fedele deve cercare l’unione con Dio; la stessa parola Islam viene tradotta con un termine simile allo Yoga, unione con Dio. E Dio ha rivelato la verità del monoteismo per bocca di Abramo, i dieci comandamenti tramite Mosè, e la regola dell’amare gli altri come noi stessi per bocca di Gesù (Smith, pag. 308).
In tutto questo è facile vedere che la New Age, sia pure con le dovute distinzioni, in genere tende a introdurre il concetto di amore universale. E a me sfugge tuttora in cosa alcuni “cristiani” vedano questo come una cosa negativa.
2.3. Gli strumenti per lunione con Dio nelle varie religioni: preghiera, meditazione, mantra.

Apparentemente le tre religioni, identiche nel messaggio di fondo, sono diverse nello strumento con cui l’uomo può raggiungere l’unione con Dio.
L’induismo infatti usa lo yoga (che non a caso significa unione, e precisamente unione con Dio) e/o i mantra.
Il cristiano usa la preghiera, come l’islamico.
Il buddhista usa la meditazione.
Anche qui la differenza tra le tre religioni è solo apparente.
Intanto anche nella tradizione cristiana esistono “esercizi spirituali” come quelli di Ignazio di Loyola, o quelli che praticava Teresa D’Avila, che sono nient’altro che forme di meditazione. Inoltre alcune preghiere sono anche, in realtà, dei veri e propri mantra, specie quelli recitati in latino e in greco (ad esempio il Kyrie eleison). Alcune preghiere quindi sono sia modi di rivolgersi a Dio, sia allo stesso tempo dei mantra.
I mantra induisti e/o buddhisti sono anche, quasi sempre, preghiere con un significato specifico. Nam Myoho Renge Kyo, ad esempio, significa “mi uniformo al ritmo dell’universo”; mentre il famosissimo Om Namah Shivaya significa “mi affido a te, o Dio”; il famoso OM è il suono primordiale da cui l’universo ha tratto la vita, il suono della creazione (che ricorda la parte della Genesi che dice “in principio era il verbo, e il verbo era Dio e il verbo era presso Dio); il mantra Hare Krishna significa “sia lode a Krishna”, e così via.
Il karma yoga induista, invece, che mira a trovare l’unione con Dio nelle piccole attività quotidiane e nel lavoro, ha molti punti in contatto con la meditazione zen e la tecnica della presenza mentale, ma guardando la cosa con lenti meno miopi del normale, si vedrà come queste tecniche hanno molto in comune con il concetto del lavoro come mezzo per servire Dio che è proprio di Escrivà de Belaguer.
Il Corano altro non è che la somma di regole per mettere in pratica gli insegnamenti di Abramo, Mosè e Gesù, tramite i cosiddetti 5 pilastri, che consistono in: preghiera, pellegrinaggio, professione di fede, carità, e osservanza del Ramadan.
Il problema delle religioni non è il messaggio ma il messaggero; e non è la tecnica, ma il fine verso cui la tecnica viene diretta.
Il samurai che aderisce al buddhismo zen non ha capito nulla del buddhismo e utilizza un mezzo nato per un fine, per scopi completamente diversi; stesso discorso vale per chi aderisce all’Opus Dei per fini di potere, e per tutti quei cattolici che in nome di Cristo appoggiano guerre, fomentano odi, divisioni e intolleranza.
Scopo di tutte le religioni è trovare la strada che conduce a Dio e permettere l’unione dell’uomo con il divino; le strade poi sono anche simili nei loro approcci. Purtroppo ciò che varia è l’interpretazione che l’uomo ha dato a questa “unione” e a queste “strade”, che vengono utilizzate come mezzo di divisione anziché di unione, perseguendo in questo modo un fine completamente opposto rispetto all’idea di chi le ha create, e dimenticandosi che Dio, qualunque sia il concetto che si abbia di lui, è il creatore anche del nostro nemico, e che noi siamo una goccia d’acqua nell’oceano rispetto all’immensità della creazione, e che ergerci ad arbitri del giusto e dell’ingiusto, di ciò che è satanico e di ciò che è divino, arrivando al punto di uccidere chi la pensa diversamente da noi, e di scatenare una guerra o una campagna di odio sol perché un “islamico” ha tagliato la testa a un militare, significa – questo sì – elevarci a Dio ed avere la presunzione di sapere cosa è giusto e cosa non è giusto.
Il discorso relativo all’unità delle religioni era invece ben presente a Templari e Rosacroce, che infatti avevano molti contatti e scambi culturali e di altro tipo con i Sufi.
E non a caso secondo alcuni ricercatori i Rosacroce (quelli veri, bianchi, e cristiani in senso autentico) oggi si sono sciolti e si sono trasferiti in Oriente; perché per il vero rosacroce, come per il vero sufi, come per il vero yogi, non c’è differenza di fine tra religione e religione.
Solo per fare alcuni esempi:
Paramahansa Yogananada era uno yogi indiano, ma ha scritto diversi libri sul cristianesimo, e in particolare un commentario al Vangelo in quattro volumi; mentre il suo allievo Swami Kriyananda ha scritto “La rivelazione del Cristo” dove commenta i vari passi del Vangelo;
Gabriele Mandel era un sufi, e ha scritto libri su Buddha, sull’Islam, sul sufismo e sull’induismo, per toccare anche temi di ebraismo.
Massimo Scaligero ha scritto “Dallo Yoga alla Rosacroce” che ben riassume già nel titolo il pensiero e la visione di un rosacroce occidentale.
René Guénon, massone che veniva dalla tradizione occidentale, si convertì all’islamismo.
Rudolf Steiner, il fondatore dell’antroposofia, rosacroce e quindi mistico cristiano, scrisse “Da Gesù a Cristo”, ma anche “Buddha”, dove affermava che il Buddha fosse il precursore del Cristo.
In altre parole, i più grandi pensatori e mistici di tutti i tempi hanno trasceso il problema della singola religione, per fare un discorso unitario, vestendo di volta in volta i panni del cattolico, dell’induista o del buddhista, solo pro forma e per accontentare l’esigenza di etichetta che è propria delle persone meno evolute.
Ricordo un po’ di anni fa a tal proposito un discorso di Carpeoro che all’epoca non capii, e che comprenderò anni più tardi; parlando di Yogananda, che era un rosacroce, mi disse che anche Giovanni XXIII era un rosacroce, e al mio stupore mi disse: “Di che ti stupisci? A quei livelli di conoscenza spirituale e di elevazione dello spirito, la differenza tra musulmano, induista, cristiano, svanisce. Se esiste una verità, quella verità è unica e vale per tutti, e se esiste un Dio è il Dio di tutti, e per le persone più elevate queste differenze non esistono; ecco perché Templari e musulmani convivevano pacificamente”.
3. NWO, New Age e religione unica mondiale.

Il messaggio di fondo di tutte le religioni, quindi, è identico: l’amore.
Da questo punto di vista allora, l’idea di una religione unica mondiale non è un male in sé. Perché religione unica mondiale non significa una religione che adori un Dio unico, con regole uguali per tutti, ove chi dissenta viene punito o, peggio, una religione ove tutto è permesso compreso l’omicidio. Significa invece un mondo dove regni l’amore e la concordia, e si permetta a tutti di professare la religione che crede, con gli strumenti che crede e che meglio si adattano ai suoi usi e costumi, ove però ci sia accordo sui fondamenti che uniscono tutte le religioni: l’amore, la pace, la fratellanza.
Va poi sottolineato con grande chiarezza che l’idea di strade diverse per un’unica meta, il ricongiungimento con Dio, non è tipica della New Age, come i fondamentalisti cattolici vorrebbero affermare.
Al contrario, è un’idea presente anche in tutte le religioni principali, musulmana, buddhista, e induista.
Nell’induismo abbiamo il concetto di Sanaatan Dharma, cioè di verità immortale unica per tutti gli esseri viventi e tutte le religioni.
Nel Sutra del Loto buddhista si dice espressamente come la storia di Buddha e della sua illuminazione sia solo un espediente per adattarsi alla mentalità dell’epoca e al luogo in cui quella dottrina nacque, ma che la verità è una sola e superiore alle singole religioni.
Nel Corano c’è la sura citata prima, la 5,48, che dice espressamente che, se Dio avesse voluto, avrebbe creato una sorta di religione unica.
In sostanza gli unici che contrastano ferocemente il concetto di religione unica sono i cattolici, per una loro personale interpretazione dei Vangeli che invece, a leggerli attentamente, si prestano a una lettura assolutamente diversa.
Anche l’idea di un mondo unito, senza guerre, senza discriminazioni, in cui non esistano paesi poveri e paesi ricchi, ma ci sia un unico stato, è, di per sé, affascinante.
L’idea di un’unione europea, ad esempio, di una moneta unica, ecc., è bellissima, quasi utopistica.
Il problema ancora una volta non è l’idea in sé, ma la sua applicazione.
I primi rosacroce, coi loro manifesti del 1614, o in altre opere rosacrociane, come “La città del Sole” di Campanella, avevano l’idea di un mondo unito, sì, ma un mondo di pace e armonia; purtroppo la segretezza delle prima confraternite rosacrociane e templari ha fatto sì che al loro interno potessero prevalere le componenti nere, quelle cioè che non esitano e non hanno esitato a ricorrere alle guerre, all’omicidio, alle stragi, ai genocidi, pur di arrivare all’obiettivo finale del NWO.
Il problema del NWO, quindi, non è il NWO in se stesso, come il problema dell’Unione Europea non sta nell’unione in sé; il problema sta invece nella sua applicazione, nel fatto che non si esita a gettare sul lastrico milioni di famiglie pur di arrivare al risultato (“l’Europa ha bisogno di crisi”, dice Monti nella famosa intervista), nel fatto che pur di uniformare il mondo si stanno uniformando usi e costumi, a scapito delle tradizioni locali, e massacrando le popolazioni più povere e indifese nel silenzio complice dell’ONU e dei mezzi di informazione.
Quanto alla Chiesa cattolica – questo è bene sottolinearlo ai tanti fondamentalisti cristiani che leggeranno questo mio articolo prendendolo per fuffa new age e satanica – è dichiaratamente a favore del NWO, come ha detto espressamente papa Ratzinger in un discorso che troverete nel video alla fine di questo articolo.
Occorre inoltre considerare che la corsa sfrenata al NWO non può ormai essere fermata perché è in corsa da secoli, ed è troppo tardi ormai per opporsi, come è impossibile tornare indietro dall’Unione Europea.
La soluzione è un’altra, ed è nella pace, nell’amore, nella concordia. Prima la gente capirà questo concetto, prima il mondo cambierà.
A quel punto, poca differenza ci sarà tra uno stato unico a livello mondiale, o tanti stati che comunque coopereranno tra loro in armonia e serenità.
4. Gli studi sulla figura di Gesù.

La massoneria non rivelerà quindi il vero messaggio di Cristo; questo è stato sempre ben chiaro e sotto gli occhi di tutti, anche perché identico a quello di altre religioni.
Se il nucleo centrale del messaggio cristiano si è perso di vista, è per due fattori.
Innanzitutto perché la Chiesa cattolica (ma anche altre confessioni) lo ha volutamente stravolto e anziché applicarlo a tutti, indistintamente, nemici compresi, lo ha applicato in modo distorto, arrivando a giustificare i roghi e gli stermini degli eretici e le guerre.
In secondo luogo perché la moltitudine di dogmi, regole, distinzioni, sottodistinzioni, precisazioni, studi, controstudi teologici, ecc., ha fatto perdere di vista il messaggio centrale; i cristiani sono arrivati a discutere e dividersi, e a farsi guerre uccidendosi tra loro, per motivi come il primato del Papa, la divinità di Cristo, e addirittura il mistero della transustanziazione del Cristo nell’Eucarestia.
Il risultato è che oggi si può acquistare in libreria un testo come “Cristianesimo” a cura di Giovanni Filoramo che è professore di Storia del cristianesimo all’università, e nell’indice analitico non compare la parola “Amore”.
Casomai, se c’è qualcosa che la massoneria (ma sarebbe più corretto dire i Rosacroce originari) detiene relativamente alla figura di Cristo, sono altri particolari del suo messaggio, connessi al suo significato esoterico; tali particolari sono contenuti nel Vangelo secondo Giovanni, quando lo si interpreti non alla lettera ma in chiave esoterica.
Non a caso la massoneria festeggia il 24 giugno, festa di San Giovanni.
Da qualche decennio è ormai in atto irreversibilmente una reviviscenza degli studi sulla figura di Cristo, e molti iniziano a leggere i Vangeli gnostici e apocrifi per conoscere più a fondo la vita e le opere di un personaggio che, volenti o nolenti, ha cambiato le sorti del mondo occidentale e non solo.
Se per secoli la Chiesa cattolica ha impedito di accedere a qualsiasi altra fonte che non fossero i Vangeli classici, oggi finalmente si è liberi di leggere qualsiasi cosa su Cristo, dai vangeli gnostici e apocrifi nella loro originalità, agli studi sulle figure di Giacomo e Giovanni, ai lavori effettuati tramite lettura dell’Akasha di Daniel Givaudan, passando per i commenti ai vangeli di Alejandro Jodorowsky, Osho, o Yogananda.
L’innovazione è notevole, perché testi “ortodossi” come “Cristianesimo” di Umberto Galimberti sono idonei a rendere atea anche la persona più religiosa per la noia che ispirano e per i concetti che vi sono contenuti (ove leggo testualmente che “prima del Cristianesimo, quando il tempo non era cadenzato dall’attesa della salvezza ma dal ritmo della natura, la domanda del senso dell’esistenza non si poneva, come ancora oggi non si pone oltre i confini dell’area cristiana” (sic! pag. 390). Insomma, secondo l’autore solo i cristiani si pongono domande sul senso della vita. Induisti, buddhisti e musulmani no, hawaiani, nativi americani, africani… no. Solo i cristiani!!).
Al contrario, testi come “I vangeli per guarire” di Jodorowsky, o “Vi parlo di Gesù” di Osho, o “Le strade di un tempo. Memorie di un esseno” di Givaudan, sono idonei a far recuperare la spiritualità anche a chi l’aveva abbandonata da tempo, e a riaprire l’interesse sulla figura di Gesù. Un interesse però non statico o dogmatico, ma un interesse vivo, autentico, che vada alla ricerca del significato reale e più profondo del suo messaggio. Un libro come “Le strade di un tempo. Memorie di un esseno”, parla di amore dalla prima all’ultima pagina, si legge d’un fiato, appassiona come un romanzo. I libri ufficiali annoiano, intristiscono, e allontanano dalla spiritualità le persone.
E questa possibilità di lettura e di ricerca, oggi la abbiamo solo grazie all’apertura laica data alla società da parte della massoneria; grazie al fatto, cioè, che oggi non si viene più messi al rogo se si dubita della verginità della Madonna, della castità di Cristo, o di altri dogmi che sono stati imposti dalla Chiesa nei secoli senza nessuna possibilità di contraddittorio.
5. Politica e spiritualità. Potere temporale e potere spirituale.

Affinché sulla terra possano regnare la pace e la concordia sarà necessario che i politici, e quindi chi governa, siano dotati di una forte carica spirituale.
Le scelte politiche, dovranno sempre, inevitabilmente, essere anche scelte spirituali.
E gli elettori dovranno e potranno scegliere in base a valori spirituali.
Scegliere in base a valori spirituali significa scegliere la cosa migliore per la collettività indipendentemente dal vantaggio per se stessi; e introdurre la spiritualità in politica significa avere dei politici che pensino al benessere collettivo e non al loro, e che prendano la politica come un servizio, un sacrificio, e non come un potere e un vantaggio.
Purtroppo oggi la maggior parte della gente non ha la minima idea di cosa significhi “visione spirituale della vita”, e quindi non avendo la minima idea di cosa sia un “politico spirituale” non riesce nemmeno a riconoscerlo.
Per farci un’idea di un politico dotato di spiritualità si deve pensare a Gandhi, al Dalai Lama, o a J. F. Kennedy (i cui discorsi erano intrisi di spiritualità, anche se non erano percepiti come tali).
Per farci un’idea di un politico non spirituale è sufficiente prendere, a caso, un qualsiasi politico nostrano o americano e vedere la differenza.
La domanda cruciale è: come siamo arrivati a questo penoso stato di cose? E qual è il rimedio? Per la risposta rimando ad alcuni miei precedenti articoli.
Qui riprendo i discorsi fatti da un altro punto di vista, quello della separazione tra potere spirituale e temporale.
5.1. Prima tappa. Lintroduzione dell’elemento spirituale in politica. Il periodo dell’egemonia della Chiesa cattolica romana.
L’elemento spirituale, assolutamente presente nella cultura orientale e in molte culture primitive, era totalmente assente a Roma nel periodo precedente alla nascita di Cristo. La religione e i vari culti erano prevalentemente formali, un insieme di regole da seguire meccanicamente senza alcuna ripercussione spirituale sulla politica e sulla società. La spiritualità era appannaggio delle società segrete e misteriche, e quindi confinata in ambiti molto ristretti, cui potevano accedere solo alcuni iniziati.
Cristo invece introduce un forte elemento spirituale, e porta la spiritualità a chiunque e ovunque. Il suo messaggio era per tutti, comprensibile a tutti.
I primi cristiani vengono perseguitati non per le loro idee in sé (Roma era infatti tollerante in genere anche con i culti più diversi) ma per le ripercussioni politiche che esse avevano sulla società. L’importante, per i romani, era che i popoli assoggettati seguissero gli ordini della capitale.
Rifiutando la violenza e rifiutandosi di obbedire agli ordini dell’imperatore quando tali ordini contrastavano con la loro morale (i primi cristiani infatti si facevano uccidere piuttosto che rinnegare non solo la loro fede, ma anche i loro valori morali), Roma perdeva il suo potere su una larga fetta di cittadini.
Una persona veramente spirituale, infatti, non perde la sua forza anche quando si tenta di assoggettarla con la violenza (in questo è un esempio vivente il Dalai Lama, che non ha mai perso la sua visione compassionevole e il suo amore, anche dopo l’invasione del Tibet da parte della Cina).
Logicamente questo stato di cose non poteva andare bene ai romani, che dapprima perseguitano i cristiani.
Ad un certo punto, non riuscendo ad arginare il dilagare del messaggio cristiano, Roma decide di inglobare il messaggio di Cristo e dapprima rende lecita la religione cristiana, successivamente la rende religione di stato.
Lo scopo di questa operazione, ovviamente, non era di tipo spirituale (diffondere il messaggio di amore nel mondo) ma era soffocare la portata eversiva del messaggio ingabbiandolo in una rete di regole, di sopraffazione e di violenza.
Scopo della Chiesa romana fu quello di distruggere il messaggio di Cristo e soffocarne la portata eversiva. Per questo motivo la Chiesa ha sistematicamente distrutto tutti i portatori dell’autentico messaggio cristiano, ovverosia i Catari (considerati eretici), i Templari, Giordano Bruno, e chiunque potesse contribuire ad un risveglio delle coscienze.
In altre parole, per secoli il potere temporale e quello spirituale hanno viaggiato uniti, come dovrebbe essere perché si abbia un governo saggio e illuminato; ma la spiritualità di cui era intriso tale potere non era quello saggio e illuminato dell’amore di Cristo, ma un messaggio contrario, di odio e violenza perseguito con tenacia, non solo col massacro degli eretici dentro ai propri confini, ma anche con l’esportazione di tale massacro all’esterno distruggendo intere popolazioni perché “selvagge e pagane” e andando a liberarle nel nome di Cristo.
5.2. Seconda tappa. La separazione del potere temporale da quello spirituale. Il periodo dell’egemonia della Massoneria.
Il vero messaggio di Cristo, che coincideva, come abbiamo detto sopra, con il messaggio di fondo di altre tradizioni spirituali (amore, tolleranza, fratellanza universale), fu portato avanti in segreto dalla corrente giovannita, poi diventata rosacroce e templare.
Dal Concilio di Nicea in poi, furono quindi i Giovanniti che portarono avanti il messaggio cristiano.
Tale messaggio fu portato avanti però nel segreto iniziatico e all’interno delle società segrete; lo scopo finale dei Rosacroce, da Dante Alighieri per passare dai vari rosacroce del passato, fu distruggere la Chiesa cattolica per reintrodurre, con fatica e lentamente, il vero messaggio di Cristo (messaggio che, ricordiamolo ai fondamentalisti cattolici che leggeranno queste righe, non è tanto complicato, ma si traduce in una sola parola: Amore).
L’opera fu (e non poteva essere diversamente) lenta e faticosa.
L’obiettivo doveva essere perseguito a tappe.
Dapprima occorreva separare il potere temporale da quello spirituale, facendo passare l’idea che la politica debba occuparsi di politica, e la chiesa dello spirito. Solo in questo modo si sarebbe potuto creare una società laica, e si sarebbe potuto arginare il potere temporale e spirituale della Chiesa.
Le varie società segrete di origine giovannita, di cui la massoneria è l’erede, hanno dapprima laicizzato lo Stato, riuscendo a raggiungere risultati di non poco rilievo: la ricerca scientifica è potuta progredire anche quando contraddiceva i dogmi della Chiesa; altre forme religiose sono state introdotte in modo da poter professare in libertà anche culti alternativi; gli studi sulla figura di Cristo hanno potuto sbocciare finalmente in libertà, ecc.
Il periodo che sancisce in modo inequivocabile la vittoria delle società segrete sulla Chiesa cattolica è l’Illuminismo; tale epoca afferma infatti il predominio della ragione e della scienza, ma in realtà con tale nome si vuole sancire la vittoria degli “Illuminati”, la cui luce non è quella della scienza ma quella di Lucifero, che è, in effetti, il portatore di luce, ovverosia il portatore della conoscenza.
Solo successivamente, separato definitivamente il potere temporale da quello spirituale, si sarebbe potuto reintrodurre l’elemento spirituale in politica.
Il problema è che la separazione tra elemento spirituale ed elemento temporale è un trucco, un espediente, una falsità. E’ impossibile infatti separare la materia dallo spirito, perché la prima è figlia dell’altra e sono ciascuna espressione dell’altra. La persona spirituale non è tale solo quando va a messa o quando prega, per poi diventare materiale quando fa i conti della spesa o quando va al lavoro; la persona realmente spirituale è tale sempre, in ogni momento della giornata, anche quando è in fila nel traffico o quando sta lavando i piatti. E una società non può essere spirituale all’interno delle chiese e materialista dentro ai parlamenti o nelle fabbriche; una società spirituale lo è sempre, in ogni manifestazione della vita sociale, dagli algidi ministeri o dalla sfarzosa presidenza della repubblica, fin dentro alle carceri nel trattamento dei detenuti.
La separazione tra materia e spirito è quindi un inganno che è stato perseguito nei secoli per poter abbattere la Chiesa, e che ha però favorito la degenerazione della società e quindi l’attuale stato di cose: una società priva di qualsiasi valore spirituale in ogni manifestazione della vita politica e sociale, e dove anzi chi parla in termini spirituali è considerato di volta in volta un primitivo, un invasato, un superstizioso, una persona poco concreta e poco moderna, quando non una mammoletta o un deficiente.
Abbiamo, detto in altre parole, una società piena di luce, di conoscenza, di saggezza, ma priva di amore e di spiritualità: il regno dei lumi, della luce, e di Lucifero.
Una società di questo tipo è una società pronta ad autodistruggersi.
Gli effetti della separazione dell’elemento spirituale da quello temporale purtroppo sono le guerre, la crisi economica, la gente che ingrassa metaforicamente come un maiale sulle spalle di altri che muoiono di fame.
I politici locali sono privi di un qualsiasi senso dello Stato e della collettività; sono in genere persone che non esprimono il benché minimo concetto spirituale, e hanno elevazione culturale e spirituale tale che la maggior parte di noi non chiederebbe loro neanche un consiglio sulla migliore pizzeria (questa frase sembra un paradosso ma non lo è; tempo fa Bill Clinton, per dimostrare di essere un gran patriota, disse che lui era una amante della pizza, ignorando che la pizza nasce in Italia e non è un prodotto americano; il che dal punto di vista culturale ricorda la mitica frase di Umberto Bossi che “contro l’Italia massona e mafiosa” inneggiava a Garibaldi e Mazzini, dimenticando che Mazzini e Garibaldi erano massoni, e non dei massoni qualunque, ma erano maestri venerabili del Grande Oriente d’Italia).
Questa desolazione politica è però lo specchio della società, dove gli interessi primari sono il calcio e il gossip, e in cui alla domanda “qual è il senso della vita?”, il 99% delle persone risponde: “E che ne so? Non ho tempo per queste cretinate. Devo lavorare, io”. Non a caso, per dire che qualcuno è una brava persona, non si dice “è una persona molto saggia o spirituale” ma “è un gran lavoratore”.
Persa la spiritualità nella società, si perde il senso della vita, e ci si suicida per debiti.
5.3. Terza tappa. La reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e nella società. Il futuro (?)

La totale assenza di un elemento spirituale nella politica dei secoli scorsi e attuali ha visto l’imporsi del modello di società occidentale sulle popolazioni dell’America del nord e del sud, sul continente africano, e – sia pure con maggiore difficoltà – in Oriente.
La cosa è assolutamente logica perché nel contrasto tra una società spirituale e una non spirituale, la prima in genere prevale distruggendo l’altra, in quanto per sua natura la comunità di tipo spirituale è portata alla non violenza; alcune popolazioni tra i nativi americani, infatti, come i Nez Piercé, si sono fatte distruggere senza alcun gesto di violenza; la stessa cosa è successa in Tibet, una società talmente permeata da spiritualità buddhista che non si sono avuti segni di reazione, e tutt’oggi il Dalai Lama ha comunque sempre parole di saggezza e compassione per il popolo cinese. Tuttora le nazioni che si azzardano ad avere forme di governo le cui scelte siano dettate da elementi spirituali, come la Libia (ove tutti i poveri ricevevano assistenza e il sistema bancario doveva essere riformato da Gheddafi a misura d’uomo), vengono spazzate via con la scusa dello stato canaglia o con altre simili.
Per ora quindi prevale la società occidentale di tipo materialista ovunque e siamo ancora alla seconda tappa del cammino voluto dalle società segrete; una tappa raggiunta al prezzo di milioni di morti e della povertà di intere parti del mondo.
La terza tappa, quella futura, dovrà essere quella della reintroduzione dell’elemento spirituale in politica e in ogni settore della società.
Tale elemento non dovrà essere necessariamente buddhista, induista, cristiano o musulmano; in realtà qualunque scelta, dettata da valori di amore e fratellanza, non può che essere universale.
Per raggiungere questo risultato però non è possibile cominciare dall’alto, cambiando i vertici della politica, ma è necessario iniziare dal basso. Perché finché la maggior parte della gente avrà come fine principale la partita domenicale e sognerà come realizzazione del sé al massimo una vincita al totocalcio, non sarà neanche in grado di distinguere le superiorità morale e spirituale di un Dalai Lama rispetto a quella di un Berlusconi, un Monti o un Letta.
Anzi, come ho detto altrove, forse se si facesse un sondaggio, il Dalai Lama avrebbe meno voti di Monti.
Il problema sono i tempi. La domanda di fondo, infatti, è se l’introduzione dell’elemento spirituale avverrà solo tra secoli, cioè quando il mondo così come lo conosciamo sarà completamente distrutto dalla società materialistica e consumistica, o se interverranno dei fattori che correggeranno l’autodistruzione fin da subito.
Ma qui si ferma la mia analisi perché non ho le doti della veggenza e della profezia.
6. Alcuni esempi.

A questo punto voglio fare alcuni esempi tratti dalla mia vita o da quella di altri, per indicare cosa intendo per fratellanza universale e visione spirituale nelle scelte di vita.
Nella mia vita non mi sono mai preoccupato delle etichette ma del fine che le persone perseguivano e dei mezzi con cui perseguivano tale fine.
Quando un prete di nome Giosy componeva della musica che mi piaceva, dando conforto e aiuto a chi glielo chiedeva e facendosi in quattro per essere oggi da una parte e l’indomani dall’altra, non ho esitato a dirgli “se un giorno devi andare da solo ad un concerto dimmelo che ti accompagno, almeno puoi dormire mentre guido e ti riposi”; e l’ho accompagnato qualche volta ai concerti, ritenendo che facesse un lavoro splendido per aiutare a dare un senso alla vita altrui, e che la sua vita fosse piena di senso; e lo accompagnerò ancora, in futuro.
Quando mi hanno invitato a riunioni di obbedienze massoniche, attirandomi con la storia della beneficenza e dell’altruismo che permeava l’obbedienza, sono andato e mai più tornato, perché mi pareva che i loro fini dichiarati non fossero i miei; ho altri modi per aiutare il prossimo, e la gente che frequentava certi posti non mi era sembrata mossa da intenti spirituali.
Quando vado nelle comunità Hare Krishna sento che il loro fine è anche il mio, e dialogo con loro apertamente, parlo, li ascolto e imparo.
Quando Gioele Magaldi dice in trasmissione che il concetto di fratellanza deve essere esteso a tutti, non solo ai fratelli massoni, esprime un concetto cristiano, come cristiano è il dialogo pacifico anche con chi la pensa diversamente.
In quel momento sentivo dunque che, almeno su questo punto, avevamo un fine comune, e questo fine è stato percepito se un mio contatto di facebook, buddhista, mi scrive dall’estero in italiano sgrammaticato (faccio copia e incolla, errori compresi): “Le voglio dire una cosa. Molto buona la ultima puntata molto serena, è dove il dialogo sì vedeva che fossi tra due essere umani. Impressionante”.
Quando Carpeoro si offrì di confrontarsi con me e io gli risposi, in sintesi, “no grazie, diffido di lei come massone perché potrei ritrovarmi avvelenato”, e lui con pazienza mi disse “capisco i tuoi dubbi, se un giorno decidi di fidarti sono qui”, ho trovato il suo comportamento molto “cristiano”.
Quando vado da un prete molto saggio col dono della profezia e della chiaroveggenza a chiedere consigli, non ci vado perché è un prete e perché è cattolico. Ci vado perché so che con lui condivido un unico fine e stiamo marciando insieme nella stessa direzione. E se trovo gente che tramite il suo potere di guarigione può stare meglio gliela mando, se penso che la presenza di questo padre possa far del bene alla sua anima.
In questi anni ha convertito molte delle persone che gli ho mandato, anche se non è mai riuscito a convertire me, perlomeno non alla sua religione.
Quando vedo un musulmano che conosco, Ahmed, offrire il cibo gratis a chi non ha soldi per pagarlo, lo vedo come un gesto d’amore universale, e ho difficoltà a vedere nell’Islam una religione di odio come vorrebbero descrivercela (l’episodio l’ho raccontato nel mio articolo sul conflitto tra Islam e Occidente, ed è stato trasposto nel fumetto The Secret da Giuseppe Di Bernardo).
Qui mi pare di percepire Cristo e un fine comune.

 

Non vedo invece alcun fine comune con chi mi scrive “palla di merda, ora si capisce il tuo fine dichiarato, sei un servo merdoso del NWO, che ha interesse solo a infangare la chiesa cattolica”; percepisco il cattolicesimo, ma non percepisco Cristo.
Come non lo percepisco in quelle persone che su facebook accanto al loro nome aggiungono il nick “Cristeros”, confondendo il comportamento di persone che usavano la violenza anche se solo per difendersi, che era un messaggio diverso.
Non a caso mi sono beccato un “palla di merda” proprio da uno di queste persone con il nick name di Cristeros. E in questo non percepisco non solo un fine comune, ma neanche Cristo.
7. Lettera da un massone di 19 anni.
Pubblico, per finire, la lettera di un massone di 19 anni, senza altri commenti.
Louis Frora, ore 23,44.
Paolo sono il massone più giovane d’Italia,sono così giovane che per farmi entrare i miei fratelli hanno dovuto sorvolare molte leggi della Loggia, e lo sia perchè?
Perchè i buoni esistono, non tutta la massoneria è deviata, quando scrivi,ti prego, di specificare di quale massoneria parli…
Poi se parli di massoneria ti accusano come gli Ebrei ai tempi di Nerone…
Perchè qualcuno non ha specificato, che tra i Massoni ci sono i buoni, quelli giovani e quelli anziani… Restiamo umani Paolo, sarebbe bello leggere un articolo in cui parli della massoneria non deviata,quella diciamo “buona”.
Sai che colpo,per tutti i lettori,Paolo Franceschetti che parla dei buoni e non sempre dei cattivi,che ormai si sentiranno personaggi noti,famosi.
Anche i buoni vogliono la loro parte …
Si è vero anche tra i buoni ci sarà qualche furfante,a volte lo sento anche io, ma poi vedo che intorno a me c’è molta gente brava,e gentile…
Sai quelle cose che senti, senza poterlo spiegare, i buoni ci sono.
Scrivi anche per me!
Notte…
Gli rispondo facendogli leggere alcuni miei articoli. Questa la sua risposta:
Paolo sto leggendo il tuo articolo che mi era sfuggito:
Voglio fare delle annotazioni durante la letture,perchè poi mi balenerebbero nuove idee e mi dimenticherei:
Riguardo Dante, credo che il principio di come sia bello parlar d’amore sia riferito anche alle sue amicizie :

(Guido, i’ vorrei che tu e Lapo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi in un vasel, ch’ad ogni vento
per mare andasse al voler vostro e mio…)

Quanto è bella questa poesia,è vero amore fraterno. Inoltre credo che le parole sia tanto belle ,perchè possono portare l’animo umano molto in alto, e c’è da dire che per quando si possa arrivare in alto così si può cadere in basso,fa parte del genio che è sregolatezza.

Continuo a leggere e ogni tanto mi fermo per scriverti, penso che il tuo post sul blog sia davvero un bel messaggio d’amore,complimenti.

Quasi mi emoziono leggendo che La cura,canzone che io stesso ho dedicato alla mia ragazza, è stata tradotta da te come io ho tradotto per lei, magnifico.

Continuo a leggere e arrivo a Moro, se io dicessi ai miei parenti cosa vedo io nei delitti, mi prenderebbero per pazzo, solo mia madre e mia sorella ogni tanto si dedicano con impegno ad ascoltarmi.
Ho finito di leggere… Mi è piaciuto molto il messaggio che ho letto,però parli di cose future e lontane. Si , potrebbe confondere ciò che scrivi, prima parli male e poi bene,ma solo uno stupido farebbe questo errore.
Pensando a ciò che ho letto mi verrebbe in mente di creare una Costituzione d’Amore, che tutti possano leggere e se non possono leggere , udire! Certo che sarebbe bello poter realizzare un video in cui vengano citate principali frasi d’amore,amalgamate tutte insieme, per rendere noto a tutti che sta nascendo dentro ognuno di noi, un sentimento forse represso e primordiale, o che si stia ancora sviluppando non so: L’amore.

E mi viene in mente un altra cosa, la scena di V per Vendetta, quando l’amore viene distrutto perchè tra due donne…

Secondo me si possono fare grandi cose, il tuo Blog è molto visitato, pensa se dichiarare il male solo,si parlasse anche di bene, di amore quindi…
8. Poscritto finale. Un articolo di Piero Cammerinesi.

 

Per coincidenza proprio mentre scrivevo e pubblicavo questo articolo ne esce uno di Piero Cammerinesi, che posto qui.

http://www.liberopensare.com/articoli/item/476-lo-spirito-che-guarisce

Bibliografia:

– La citazione di Smith è tratta da: Huston Smith, “Le religioni del mondo”, ed. Fazi.

– Su Steiner e il buddhismo si legga:
http://www.gianfrancobertagni.it/materiali/maestri/rsbudd.htm

– Il concetto di Sanaatan Dharma è ben espresso nel libro di Swami Kriyananda: “L’essenza della Bhagavad Gita”, Ananda edizioni.

 

 

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